Di recente mi e' capitato di leggere di come Tiziano Terzani, il grande viaggiatore-giornalista Italiano, sia stato espulso dalla Cina nel 1984. Questa storia ha dato origine ad un libro dello stesso Terzani, "la porta proibita". La storia e' interessante, se non altro perche' dimostra quali enormi cambiamenti ci sono stati in Cina dal 1984 ad oggi.
Terzani, un uomo che ha conosciuto dall'interno diversi paesi Asiatici, studio' il Cinese negli anni sessanta negli Stati Uniti. Come buona parte della gioventu' Occidentale, si fece affascinare dal mito di Mao Zedong e della rivoluzione culturale. Ciononostante, proprio per via della chiusura della Cina agli stranieri determinata dal governo di Mao, dovette aspettare la morte del "grande timoniere" e l'avvento di Deng Xiaoping per poter provare a vivere in Cina. Terzani arrivo' a Pechino nel 1980 con la famiglia, forte del suo nome Cinese, Deng Tiannuo. Il suo obiettivo era quello di vivere come un Cinese, di riuscire a capire questa misteriosa societa' dal di dentro. L'impresa non fu' affatto facile, perche' all'epoca ogni contatto tra i pochissimi stranieri residenti in Cina ed i Cinesi era attentamente regolato.
Terzani voleva vivere in una normale casa Cinese, ma fu' costretto a risiedere nel quartiere diplomatico in cui tutti gli stranieri erano costretti a vivere all'epoca. Le porte d'ingresso del quartiere erano costantemente controllate da poliziotti, ed ogni entrata ed uscita veniva registrata.
Cerco' di avere rapporti con Cinesi, ma anche questo si rivelo' complicato, per via del sospetto e della paura delle autorita'. Un anziano Cinese che aveva incontrato Terzani alcune volte un giorno gli fece sapere da qualcun altro che non voleva piu' vederlo, perche' la polizia gli aveva chiesto di stilare un rapporto ogni volta che lo incontrava, e a queste condizioni il signore preferiva non frequentarlo.
Insomma, la sua pretesa di voler conoscere dall'interno la Cina non era semplice, ma gradualmente Terzani riusci' a sfondare attraverso questo muro di sospetto e di proibizioni che divideva gli stranieri dai Cinesi, ad entrare nella "porta proibita" per l'appunto. Viaggio' per tutta la Cina, il piu' possibile da solo, mando' i figli ad una scuola Cinese, girava in bicicletta come i Cinesi. Alla fine fu' arrestato dalle autorita' con l'accusa inventata di aver trafugato tesori nazionali, e quella forse vera di vilipendo contro il governo. Le autorita' lo rieducarono per un mese come un Cinese, dandogli l'opportunita' di conoscere personalmente un altro lato della Cina che raramente veniva visto dagli stranieri. Alla fine Terzani fu' espulso dalla Cina.
Quello che piu' mi colpisce leggendo questa storia e' quanto sia distante dalla realta' di uno straniero che viva nella Cina di oggi. Io personalmente credo di essere uno di quegli stranieri residenti in Cina che si interessa alla cultura Cinese, e cerca di non restare sempre tra stranieri, ma di conoscere i Cinesi e la loro realta' il piu' possibile dall'interno. Al giorno d'oggi quasi tutte le proibizioni contro gli stranieri di cui fece esperienza Terzani sono scomparse. Gli stranieri a Pechino possono risiedere dove vogliono, viaggiare da soli dove gli pare (con l'eccezione del Tibet, dove bisogna' per forza andare in gruppo), e coltivare amicizie con i Cinesi (ed accasarsi con loro) senza attirare il sospetto delle autorita'. Gli stranieri in Cina che lo vogliano (e non sono certo tutti a volerlo) sono liberi di cercare di penetrare nella realta' Cinese il piu' possibile. Finche' non ci si cimenta nel proselitismo religioso, per non parlare dell'attivismo politico, si e' liberi di fare piu' o meno cio' che si vuole.
Detto cio', alcune regole che in qualche modo dividono gli stranieri dai Cinesi rimangono. Prendiamo per esempio le universita' Cinesi, un ambiente che conosco bene. Gli studenti stranieri e quelli Cinesi vivono in dormitori separati, e quelli per stranieri sono di qualita' assai superiore rispetto a quelli per i Cinesi. Nel mio campus, gli studenti Cinesi dividono stanze da sei persone (per i laureandi), da quattro (per quelli che fanno un master) o doppie (per i dottorandi). Molti sono costretti ad andare in un altro edificio apposito per farsi la doccia, e pagare per l'acqua calda mentre se la fanno (per questo motivo, molti non si fanno la doccia ogni giorno). I loro dormitori sono sprovisti di cucine, il che li costringe a mangiare nella mensa che gli piaccia o no. Gli studenti stranieri invece vivono in stanze doppie o singole, dispongono di un bagno in ogni stanza e di una cucina su ogni piano, della televisione e dell'aria condizionata (di cui i Cinesi devono fare a meno durante la bollente estate Pechinese). Mi rendo conto che se si costringesse gli studenti stranieri a vivere nelle condizioni in cui vivono quelli Cinesi, pochi sarebbero in grado di resistere a lungo. Detto cio', questa discriminazione a nostro favore ci pone comunque in una realta' ben diversa dalla loro.
Gli studenti stranieri che fanno il corso di laurea in Cina (ed oggi ce ne sono alcuni), non devono partecipare ai corsi di politica obbligatori per tutti gli studenti Cinesi a dispetto della loro materia, in cui si studia la dottrina del governo Cinese. Ne' devono partecipare alla specie di addestramento paramilitare cui prendono parte tutti gli studenti Cinesi l'estate prima di iniziare l'universita', con tanto di uniforme militare ("per insegnargli la disciplina"). Insomma, uno studente straniero di un'universita' Cinese non fara' mai la stessa esperienza di uno studente Cinese, per quanto ci possa provare.
Ancora oggi, uno straniero in Cina non puo' ancora sentirsi davvero "uno della massa", ma rimane sempre comunque uno straniero, per come viene visto e per come vive. Aquisire la cittadinanza Cinese poi e' una missione quasi impossibile. Credo che sarebbe semplicistico dare la responsabilita' solamente al sistema politico Cinese. Dopotutto, in altri paesi dell'estremo oriente la situazione non e' molto diversa. Forse si tratta semplicemente del fatto che le societa' di questa parte del mondo non sono societa' multiculturali, e sono storicamente piu' omogenee e chiuse di quelle Occidentali (anche se la Cina contiene numerosi gruppi etnici diversi al suo interno). Inoltre il fatto rimane che la stragrande maggioranza dei Cinesi non hanno quasi mai avuto a che fare con stranieri, e per questo motivo nei rapporti con stranieri danno prova di una specie di ingenuita' che a volte risulta quasi simpatica. Mi fa' ancora sorridere quando dei Cinesi si sorprendono di vedere che sono capace di mangiare con le bacchette, nonostante il fatto che si tratta di una cosa facilissima che quasti tutti gli stranieri in Cina imparano subito.
Comunque sono lieto di vedere che di solito gli stranieri in Cina vengono accolti con simpatia e con curiosita' dalla gente comune, ma quasi mai con ostilita' preconcetta. Anzi, di solito trovo che i Cinesi siano molto piu' gentili e pronti a dare una mano con stranieri che con altri Cinesi. La situazione non cambia nelle campagne e nei piccoli centri, dove uno straniero puo' destare ancora stupore e sguardi sbigottiti al passare, e dove qualsiasi straniero sentira' la parola "laowai" ("straniero" in gergo popolare) sussurata al suo passare.
Comunque sia, al giorno d'oggi non c'e' piu' quel muro di divieti e di ostilita' governativa di cui fece esperienza Terzani, che impediva agli stranieri di fare esperienza della vita Cinese dall'interno. Adesso il vero muro da superare e' quello dei propri preconcetti, delle differenze culturali e delle incomprensioni che possono rendere piu' complicati i rapporti tra Cinesi e stranieri. Per i pochi Occidentali che hanno la voglia, l'umilta' e la pazienza neccessari per sfondare questa "porta proibita", la ricompensa e' quella di poter capire dall'interno una societa' ed una cultura che restano davvero diversi dalla nostra in vari modi. E magari, di capire meglio anche la propria cultura di provenienza, dato che capire gli altri e' il miglior modo per capire se stessi.
(Nella foto, Tiziano Terzani che mangia con dei Cinesi)
